Ecco i risultati di tre anni di rilevazioni! Che dire? Bhe, direi che ne valeva veramente la pena. La prima osservazione da fare è che nel corso degli anni, il livello della qualità della rilevazione è decisamente migliorato: in quasi tutte le tabelle le frequenze dei dati ‘non rilevati’ sono costantemente in diminuzione. Questo è un aspetto decisamente positivo, anche se rende più difficile fare confronti tra anni diversi in quanto alcune variazioni non rappresentano tanto il risultato di cambiamenti quanto invece la conseguenza di una rilevazione più accurata. Detto questo, penso comunque che ci siano ancora dei ‘margini’ di miglioramento. So perfettamente che certe domande a volte possono sembrare inutili o fuori luogo però se diamo un’occhiata alle tabelle, la maggior parte dei dati mancanti riguardano alcuni aspetti che non sono assolutamente secondari. Mi riferisco in modo particolare alla durata del maltrattamento e/o della violenza, all’eventuale denuncia, al coinvolgimento dei figli e all’identità del maltrattatore. Come è possibile che nel corso di un colloquio non si chieda da quanto tempo la donna subisca il maltrattamento, se sia stata fatta denuncia, se siano coinvolti anche i figli e da chi si subisca il maltrattamento?
Per poter disporre di dati di buona qualità bisogna arrivare ad un giusto compromesso tra la necessità di fare di ogni colloquio un fatto unico e personale e l’opportunità di raccogliere delle informazioni che permettano di generalizzare e arrivare ad una descrizione del fenomeno del maltrattamento.
Buona raccolta!
Negli ultimi tre anni si sono rivolte all’Associazione 122 donne (Tabella 1). Il numero di donne è costante ogni anno a dimostrazione della continuità del lavoro svolto dall’Associazione e della continuità (purtroppo) del problema del maltrattamento.
Le donne che si rivolgono all’Associazione hanno mediamente 40 anni (Tabelle 2-3). Esse risultano quasi equamente ripartite tra le varie classi di età ad eccezione di quelle più estreme (£18 anni e > 60).
Il 75% non risiede a Crema e sembra che la quota delle donne provenienti dai paesi limitrofi aumenti di anno in anno (Tabella 4). Si possono fare 2 ipotesi a questo proposito: la prima è che l’Associazione nel corso degli anni si sia fatta conoscere sempre di più anche fuori Crema la seconda è che le ‘cremasche’ abbiano invece la possibilità di rivolgersi anche ad altre strutture presenti in città.
La maggior parte delle donne è sposata o convive (65%) ma il numero delle nubili (8% nel 1999, 17% nel 2200 e 21% nel 2001) sta aumentando e supera quasi ogni anno quello delle separate e/o divorziate (Tabella 5). Questo dato conferma quello che spesso emerge dai racconti delle donne meno giovani e cioè che il maltrattamento si è manifestato molto precocemente anche prima del matrimonio o della convivenza.
Il livello di istruzione è una delle informazioni che più frequentemente non viene rilevata (28%): l’altro 60% di donne risulta ugualmente ripartito tra la licenza media inferiore e quella media superiore (Tabella 6).
La maggioranza delle donne (65%) dispone di un reddito proprio, ma anche questa informazione, soprattutto nei primi anni, non è stata sempre rilevata con cura (Tabella 7). Risulta ovviamente più difficile determinare l’entità di tale reddito, in quanto questo dato è spesso il risultato di una valutazione soggettiva data da chi ha svolto il colloquio. Una donna su quattro sembra comunque disporre di un reddito medio-alto che indicherebbe, almeno in linea teorica, la possibilità da parte della donna di essere economicamente indipendente.
Circa una donna su due risulta essere occupata e una su quattro è casalinga (Tabelle 8-11). La distribuzione del tipo di attività svolta è così diversa di anno in anno da fare dubitare della ‘bontà’ dei dati raccolti. Tra le donne occupate, il numero di quelle che lavorano in nero sembra essere diminuito nel corso degli anni (25%, 15% e 0% rispettivamente nel 1999, 2000 e 2001). Va però segnalato che il numero delle donne occupate è in realtà maggiore in quanto vanno considerate anche quelle che svolgono quelle attività esercitate tipicamente in condizioni di non regolarità (ex colf, sarta etc..) .
La stragrande maggioranza delle donne (81%) è di nazionalità italiana e tra le straniere prevalgono quelle provenienti da paesi extra U.E. (Tabelle 12-13). Le donne straniere risultano essere quasi sempre in possesso del permesso di soggiorno.
L’80% delle donne (98 su 122) ha figli e la metà di essi (84 su 160) ha meno di 18 anni (Tabella 14).
Non risultano esserci casi di tossicodipendenza, alcoolismo o problemi con la giustizia (Tabella 15). In questi tre anni vi è stato un solo caso di prostituzione e per 8 donne sono emersi problemi di disagio psichico.
Il primo contatto è avvenuto telefonicamente nel 71% dei casi, ma questo valore non è costante negli anni (Tabella 16). Nel 76% dei casi è la donna stessa a rivolgersi all’Associazione, ma spesso il contatto avviene tramite familiari/amici (14%) o tramite altri servizi (Tabella 17). Il passaparola di amici o parenti è il mezzo attraverso il quale più frequentemente la donna viene a conoscenza dell’Associazione (41 casi su 122). L’Associazione è stata conosciuta anche attraverso le segnalazioni dei Servizi Sociali o attraverso il materiale dell’Associazione stessa (Tabella 18). La donna si rivolge all’Associazione soprattutto per avere informazioni (sia generali che legali) e per poter essere ascoltata (Tabella 19). Una donna su tre circa ha dichiarato di essersi già rivolta in precedenza ad altre strutture (Tabella 20).
L’80% delle donne (99 su 122) ha dichiarato di aver subito maltrattamento (Tabelle 21-27). Il maltrattameto è di tipo psicologoco (81 donne su 99), fisico (65 donne su 99) ed economico (32 donne su 122), ma due donne su tre subiscono maltrattamenti multipli. Nella maggior parte dei casi (65%) il maltrattamento sembra non coinvolgere i figli e solo una minima parte di questi maltrattamenti viene denunciata (13%), ma va segnalato che queste informazioni non sono state rilevate con cura. La durata del maltrattamento non è disponibile per tutte le donne. Esso avviene mediamente da 8 anni, ma il 38% delle donne subisce maltrattamento da oltre 5 anni.
I casi di violenza sessuale sono stati 11 (9%): 5 casi di tentata violenza e 6 di violenza sessuale (Tabelle 28-30). La metà di essi è stata denunciata. Non è chiaro in quanti casi ci sia stato ricorso al Pronto Soccorso (55% di dati mancanti). La durata della violenza è disponibile solo in tre casi e precisamente da 1, 5 e 10 anni.
I casi di maltrattamento e/o violenza sono stati complessivamente 102. Soprattutto per quanto riguarda il maltrattatore va segnalato che vi sono parecchi dati mancanti e quindi ogni commento va preso con una certa cautela perchè potrebbe essere non confermato da una rilevazione più precisa e accurata. L’età media del maltrattatore è di circa 44 anni (Tabelle 34-35) e nella stragrande maggioranza dei casi (80%, 82 casi su 102) si tratta del partner o di un familiare (Tabella 36). Va segnalato che non è stata rilevata l’identità del maltrattatore in 2 casi. Il 70% dei maltrattatori è coniugato o convivente (Tabella 37), della metà di essi non si conosce il titolo di studio (Tabella 38), quelli senza un reddito proprio sembrerebbero essere circa il 7%, ma questo dato non è disponobile per un soggetto su quattro (Tabella 39). La metà di essi risulta occupata (Tabella 40) e gli occupati (Tabella 41) risultano essere distribuiti soprattutto tra lavoratori autonomi (32%), operai (34%) e impiegati (23%). Solo il 4% degli occupati sembra lavorare in nero (Tabella 42), ma anche in questo caso va segnalato che vi sono soggetti, che non risultano essere occupati, e che esercitano un’attività in nero. (Tabella 43). Solo 4 soggetti risultano di nazionalità non italiana (Tabella 44), tre dei quali con regolare permesso di soggiorno (Tabella 45).
Nel caso dei maltrattatori emergono più frequentemente disturbi rispetto a quanto non avvenga per le donne: sono stati segnalati 15 casi di alcoolismo, 11 di disagio psichico, 6 di problemi con la giustizia e 4 di tossicodipendenza (Tabella 46). In alcuni casi sono stati segnalati più di un disturbo contemporaneamente e il numero di soggetti che risulta avere almeno un problema è pari a 34 (33%).
Osservando i dati sull’attività svolta dall’Associazione (Tabelle 47 e 48), disponibili solo per gli ultimi 2 anni, emergono ancora dei dubbi circa l’accuratezza delle rilevazioni. Al di là dei numeri, i contatti con le donne si concretizzano più frequentemente in telefonate e colloqui. Tra le richieste di consulenza, quelle legali sono le maggioritarie, mentre quasi trascurabili sono quelle psicologiche, quelle relative all’orientamento al lavoro o i colloqui di ospitalità. Per quanto riguarda invece i contatti con la rete dei servizi, l’Associazione fa soprattutto ricorso agli avvocati e ai Servizi Sociali.